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Giacomo Chiappori: «Imprese vittime di lungaggini e burocrazia. Nella mia Liguria si perdono occasioni ogni giorno»

Giacomo Chiappori è stato deputato e per vent’anni sindaco

Cose semplici e tremendamente concrete. Questo chiedono gli imprenditori che, in ogni regione d’Italia, provano a fare la loro parte. Anche quelli che in Liguria si occupano di turismo, caricandosi sulle spalle il destino di migliaia di dipendenti e delle loro famiglie.

È l’atteggiamento di Giacomo Chiappori, classe 1953, con trascorsi da parlamentare della Lega (fu deputato dal 1996 al 2001 e dal 2008 al 2013) e per vent’anni sindaco, prima a Villa Faraldi e poi a Diano Marina, in provincia di Imperia. «In tutti quei ruoli – ha raccontato a Solbiate Olona, nell’assemblea dell’associazione I Repubblicani – mi sono scontrato con i lacci di una burocrazia che ha sempre reso ogni cosa molto complicata. Io stesso, da sindaco, ho fatto mille lotte con i funzionari: la gente per strada mi domandava che fine avessero fatto le loro pratiche per licenze e autorizzazioni, scoprivo che trascorrevano mesi prima che fossero trattate e che le lungaggini facevano perdere occasioni. Tanto che, quando si sbrogliava la matassa, molti progetti non erano più attuali».

Da operatore turistico, Chiappori vorrebbe vedere più operatività nel dare risposte alle esigenze di un settore trainante in Italia, ancor più in Liguria: «Un senatore, poco tempo fa, mi disse che noi imprenditori dovremmo usare fantasia per affrontare le sfide del futuro. Ma come? Noi abbiamo resistito al Covid, ci siamo indebitati per rinnovarci e ci chiedono ancora di sacrificarci. Semmai la fantasia dovrebbe averla lui, immaginando che abbiamo una ferrovia a binario unico e un’autostrada che ci ha fatto perdere il 40% dei visitatori nell’ultimo anno perché lombardi e piemontesi vengono poco volentieri da noi, se ogni volta devono affrontare colonne d’auto infinite».

Il carico di problemi, nel tempo, ha indotto Chiappori a vivere con disincanto ogni situazione: «Mi sono chiesto mille volte come si potesse fare per rendere migliori le cose. Negli ultimi tempi, mi sono invece rintanato e sono diventato invisibile, occupandomi solo dei miei affari e della mia famiglia. E dire che avevo anche provato a esplorare proposte fatte da amici che volevano ricostruire la vecchia Lega, tuttavia era un ritorno al passato impossibile. L’idea dei Repubblicani è diversa, perché guarda avanti. Dare una mano al progetto con fiducia, non significa aiutare Marco Reguzzoni, ma aiutare noi stessi che crediamo nel nostro lavoro. Voglio puntare su qualcosa che possa un giorno diventare un fiume che trasporti quell’idea che abbiamo sempre avuto di mettere al centro Comuni e Province, offrendo servizi efficaci proprio perché staccati dai grandi centri di potere».

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