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Il petrolio russo e la triste parabola dell’UE cornuta e mazziata: le sanzioni si sono trasformate in un regalo a India e Cina

Niente più petrolio russo, stabilì poco più di un anno fa l’Unione Europea – allora primo cliente mondiale – per sanzionare l’invasore Putin. Una scelta precisa, presa anche a costo di affrontare le criticità nell’approvvigionamento e i conseguenti rincari, peraltro più speculativi che reali.

Il tempo ha già dato il suo verdetto: la sanzione è stata un flop e l’UE è rimasta beffata.

La Russia non si è disperata più di tanto per quel provvedimento, tant’è che il vicepremier Alexander Novak, in questi giorni, ha spiegato che il greggio non più inviato all’UE è stato prontamente rivenduto altrove. Soprattutto in Cina e in India, che da sole si sono accaparrate il 90% dell’«oro nero».

Nuova Dehli, in particolare, ha moltiplicato i propri affari, andando ad alimentare un’economia che spesso poggia sullo sfruttamento delle persone e sul mancato rispetto delle minime norme ambientali.

Così, visto che l’aria che respiriamo non si ferma ai confini e che i prodotti (scadenti) indiani e cinesi invadono i punti vendita del nostro territorio, il risultato è che l’effetto boomerang si è completato.

Non solo: molti parlamentari europei, nei mesi scorsi, hanno evidenziato come l’Europa sia invasa da prodotti realizzati proprio attraverso l’impiego del petrolio russo. Se la ride l’India, ma sono molti gli Stati che aiutano Mosca ad aggirare le norme.

Inoltre, la Cina ha limitato la vendita dei minerali estratti dalle proprie terre rare, per mantenere il monopolio su numerose produzioni, ad esempio per il mercato delle auto elettriche e del fotovoltaico, aumentando ulteriormente la dipendenza del Vecchio Continente da un sistema sleale ma purtroppo indispensabile.

L’UE, insomma, ha dimostrato ancora una volta di avere bisogno di una governance differente da quella attuale, affinché sia più credibile e quindi più forte.

Il petrolio russo è ora ambito anche dal Sudamerica, dall’Africa e da tutta una serie di Stati del Pacifico. I compratori non mancano. E le realtà che, come l’Europa, si sono arroccate su scelte di principio, senza avere però una strategia e un’autorevolezza adeguata ad imporre compiutamente le proprie posizioni, sono finite all’angolo. Cornute e mazziate.

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