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Lombardia capofila per una nuova scuola: via alla diffusione degli istituti tecnici e professionali quadriennali

Foto Pexels

A partire dal prossimo anno scolastico 2024/25, la Lombardia sarà pronta a sperimentare in maniera estesa un percorso scolastico superiore più breve di quello classico.

Il piano Scuola del PNRR prevedeva già questa possibile novità e la Regione guidata da Attilio Fontana – con la forza delle sue aziende e filiere – sembra essere la più adeguata a dare una svolta a questo nuovo assetto, che mira a potenziare l’inserimento lavorativo, tanto da essere stata la prima ad aderire al progetto.

D’altronde in questo territorio sono storicamente emerse alcune delle più innovative sperimentazioni in campo educativo, proprio a partire dalle scuole superiori quadriennali, che laddove sono state avviate hanno prodotto ottimi risultati. Si tratta dunque di una possibilità che ora si vorrebbe estendere e normalizzare, in linea con quanto già avviene negli altri principali paesi europei.

Si partirà proprio dall’universo della formazione tecnica e professionale, il cui ciclo di studi verrebbe ridotto da 5 a 4 anni. Gli alunni di queste scuole, nello scenario, potrebbero scegliere di frequentare un ITS (vale a dire un corso di specializzazione tecnica) della durata di due anni, ed entrare così nel mondo del lavoro con la formula 4+2. Adeguandosi alle esigenze del mercato occupazionale.

Inserite nel decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito, queste nuove misure sono in attesa della necessaria approvazione del disegno di legge Valditara. Ma il ministro del governo Meloni si è già detto felice della risposta del Nord: «Ottima la delibera di Regione Lombardia, che avvia la sperimentazione in sintonia con quanto si sta facendo a livello nazionale per l’istruzione tecnica e professionale. Un passaggio importante per il pieno successo di una riforma che abbiamo fortemente voluto e che valorizzerà anche la formazione regionale».

Per il ministro è una questione prioritaria: riavvicinare i giovani al mondo del lavoro o pagarne le conseguenze. E non si può trascurare neanche la distanza tra le richieste del comparto produttivo e le competenze acquisite dai giovani a scuola. Il cosiddetto “mismatch”. La riduzione di questa distanza sarebbe un salto nel futuro per tutti gli italiani.

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