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Il mondo corre veloce. La scuola deve cambiare per stargli dietro

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È svilente pensare che l’istruzione, ovvero la base del nostro futuro, sia costantemente fuori dal dibattito politico. Un dato di fatto: la nostra scuola è stata impostata quando c’era l’esigenza di creare masse di lavoratori ubbidienti. Il maestro era un’autorità assoluta, e i suoi insegnamenti una legge imperscrutabile. Le nozioni imparate, poi, bastavano per tutta la vita.

Ma oggi, il mercato del lavoro è in costante evoluzione, e l’aggiornamento è sempre più un “requisito indispensabile per un’occupazione continua”, dice Anthony Giddens.

Parliamo spesso di alcune materie che andrebbero inserite con più continuità, ma tante altre non hanno mai trovato spazio nel dibattito. Per dare un’idea: potrebbe portare benefici l’aggiunta di corsi di preparazione all’attività nella pubblica amministrazione, o un programma – di questo invece si è discusso – di educazione economica.

Purtroppo, dati OCSE alla mano, il nostro paese è agli ultimi posti nella classifica internazionale sia per le competenze legate alla lettura e alla scrittura sia per quelle matematiche. Si colloca tra il trentesimo e il trentunesimo posto su 37 Paesi coinvolti nell’indagine, con valori ben al di sotto della media registrata negli altri paesi a economia avanzata. Un dato che porta a interrogarsi sull’efficienza dell’istruzione in Italia.

Inoltre, sempre stando all’OCSE, In Italia il livello di educazione finanziaria è basso rispetto alla media: nel 2020, il nostro paese occupava il 25esimo posto sui 26 considerati per quanto riguarda le conoscenze economiche e finanziarie della popolazione.

In questo senso, introdurre l’educazione economica nelle scuole potrebbe migliorare la situazione. Non si tratta di padroneggiare la finanza o di fare il broker. L’idea, piuttosto, è di fornire ai cittadini gli strumenti per comprendere in modo autonomo come funziona il denaro.

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