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La Germania va in affanno e scarica parte della sua crisi su Italia e Lombardia.  L’appello di CNA: «Il rilancio bisogna costruirlo nel contesto europeo»

Baviera e Lombardia sono le locomotive di Germania e Italia. Ma, se la regione tedesca ha continuato a macinare risultati economici importanti nel corso dei primi vent’anni del secolo, l’area con capoluogo Milano è invece finita in affanno. Certo la situazione lombarda resta fra le migliori nel contesto nazionale, ma due aree che fino al 2000 viaggiavano sullo stesso livello, adesso si sono distanziate notevolmente.

Basta il solo dato del Pil per rendersene conto: quello della Baviera è di 568 miliardi, quello lombardo di 368, con un gap superiore al 50%. E, anche se il potere d’acquisto è ovviamente diverso, il conteggio di questo dato non modifica una differenza che resta evidente. D’altronde la crescita del Pil nel periodo 2000-2016 è stata del 2,6% annuo in terra bavarese e dell’1.1% in Lombardia, scavando ogni volta un solco che è diventato un fossato.

Ma nell’ultimo anno sta succedendo qualcosa di particolare: l’economia tedesca, all’improvviso, ha smesso di correre: a dicembre del 2023 è stato certificato un calo -0,3%, con prospettive poco rassicuranti per il 2024, che non è detto si chiuda almeno con un timido segno “più”.

Una situazione di difficoltà che non sta però avendo come conseguenza un recupero lombardo, bensì l’inizio di una nuova crisi italiana dovuta alla forte dipendenza di molte delle nostre imprese da quelle tedesche: il volume d’affari d’interscambio è di 168 miliardi di euro fra import ed export ed è su questa cifra che si scaricano le difficoltà. In particolare, i settori maggiormente esposti sono il chimico-farmaceutico e la siderurgia, ma anche i trasporti e la costruzione di macchinari.

«Con la loro economia in ribasso, inevitabilmente il contraccolpo lo sentiremo pure noi, Lombardia in primis», ha rivelato Giovanni Bozzini, presidente di CNA Lombardia. «Purtroppo la nostra crescita è ancora troppo lenta, per questo anche le elezioni europee possono cambiare in meglio le nostre chance, così come le relazioni europee tra le grandi Regioni».

È d’altronde questo l’ennesimo segnale che certe partite vanno giocate su scala continentale, dato che i tedeschi sono stati messi ultimamente all’angolo dall’aumento del costo dell’energia e dalla contrazione delle esportazioni verso la Cina (con un pauroso -25% sull’auto), quindi da dinamiche di vasta scala. Il punto è che la Germania, nonostante i problemi, mantiene una quota del 30% del Pil europeo, frutto di un lungo percorso di crescita, e può così vantare una leadership che le consente di passare ad altri un po’ dei propri guai.

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