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PPE, gli highlights del congresso di Bucarest

La convention del Partito Popolare Europeo, che per due giorni è stata sotto i riflettori di tutto il continente, si è conclusa da poche ore. Tra i presenti, oltre al vicepresidente Antonio Tajani, anche Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo e Manfred Weber, capogruppo del PPE, oltre a José Barroso, già primo ministro portoghese e presidente della Commissione Europea.

Tanti i temi discussi: l’Ucraina – per la quale Weber e il suo partito hanno espresso supporto – i migranti, il green deal, la sicurezza.

«Uno dei nostri obiettivi – così Weber – è la lotta ai nazionalismi e ai populismi. Sono un pericolo per la democrazia che deve essere il faro dell’Europa».

Sempre il presidente del PPE: «Sul green deal non siamo allineati coi socialisti. Le auto elettriche, possiamo dirlo, dovrebbero essere competenza anche della filiera europea. Non possiamo lasciare tutto in mano alla Cina». La transizione ecologica, perciò, non deve essere un’arma data agli altri continenti (che inquinano senza scrupoli) per fare a pezzi l’economia degli europei.

È un tema caldissimo, col quale l’Europa farà i conti nei prossimi anni. L’ideologia dovrà lasciar spazio alla realtà; sarà importante, più che moltiplicare i divieti, favorire uno sviluppo tecnologico adeguato a fronteggiare le sfide del futuro. Un futuro, si spera, più libero da vincoli burocratici.

«Dobbiamo rafforzare competitività e imprese» ha confermato Weber. «Meno burocrazia e più commercio».

Ad ascoltare queste parole c’erano più di 2000 delegati, centinaia di giornalisti e tanti capi di Stato. Ma nessuno è rimasto stupito dalla prevedibile conferma della spitzenkandidat Ursula Von Der Leyen, capace di raccogliere più di 400 voti sui 500 circa disponibili. Sarà lei dunque a correre per quello che è un prolungamento del suo mandato.

Alla fine, chi è andato a Bucarest ha trovato un PPE in grado di guardare all’innovazione e al cambiamento. Un vento nuovo che si materializza anche nelle interessanti parole impresse sulle pareti dei padiglioni che hanno ospitato il raduno. Suonano come un inno a un’Europa giovane, federale e moderata: «L’Europa parte dal mio quartiere, dalla mia città, dalla mia regione».

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