Via al Salone del Mobile 2024, fra eccellenze e numeri da record. Ma chi salverà il settore da burocrazia e concorrenza sleale?

È un Salone del Mobile dai numeri mostruosi quello che – per la 62esima volta – si prepara a riempire Milano nella settimana dedicata all’arredo e al design.

La partenza ufficiale del maxi-evento nei padiglioni di Rho Fiera è fissata per martedì 16 aprile, ma ormai dal weekend è un susseguirsi di esposizioni, incontri, mostre, anticipazioni, eventi. Uno stato di fibrillazione che da sempre accompagna questa vetrina del “bello e alla moda” con quasi duemila espositori e una matrice italiana fortissima, non solo per diritto di ospitalità.

Ma stavolta, come non mai, l’intero comparto si trova costretto a fare i conti con il futuro, proprio mentre mette in mostra le novità più accattivanti della stagione. Perché le intuizioni, le innovazioni, anzi «le evoluzioni delle tendenze» – come da tema prescelto per ispirare le novità esposte negli stand – devono misurarsi con un’aggressività dei mercati sleali che rischia davvero di mettere tutti in ginocchio.

In Europa, e di conseguenza in un’Italia così eccezionale in questo settore, le regole si sono fatte sempre più stringenti, secondo una logica comprensibile di sostenibilità ambientale e tutela dei lavoratori, che però diventa un boomerang se poi si permette a molti Paesi emergenti di aggirare le norme e fare il bello e il cattivo tempo.

Quello che si apre al Salone – e al relativo attesissimo Fuorisalone – è dunque un mondo straordinario che rischia di non reggere la competizione con chi gonfia i prezzi delle materie prime e invade i mercati con prodotti scadenti ma dai costi incredibili, proprio perché in realtà come la Cina, l’India, il Nord Africa o la Turchia – solo per fare alcuni esempi – le regole valgono zero e spesso ci sono gli aiuti di Stato a drogare i listini, abbattendo i costi e favorendo il plagio delle grandi idee, specie quelle Made in Italy.

Anche l’intelligenza artificiale prende sempre più spazio in questo contesto, fra potenzialità e pericoli. In fiera si esploreranno alcune visioni futuristiche, ma bisogna ricordare che un super algoritmo non governato sarebbe anche in grado di prendere le migliori intuizioni dei designer e riprodurle in maniera sbalorditiva, in barba a ogni primogenitura. Oppure di agire sul gusto collettivo creando un prodotto di successo, anche se non avrebbe le caratteristiche per esserlo davvero.

Maria Porro, presidente del Salone, ha spiegato che l’intento di questa edizione 2024 è «cogliere le nuove tendenze, l’evoluzione di un intero settore coinvolgendo e ascoltando le community vicine e lontane, identificando nuovi approcci, metodologie e tecnologie, sperimentando. Ciò per riuscire, in una espressione, a stare sulla frontiera». Ma è proprio oltre quella frontiera che si muove la concorrenza sleale, sfruttando la propria deregulation e i conseguenti prezzi ultra scontati per uccidere la produzione europea e fare affari d’oro sulle spalle di una filiera eccellente ma, come tante altre, a rischio saccheggio.

D’altronde le aziende nostrane devono fare i conti, ad esempio, con il regolamento EUDR che impone di limitare i consumi per fermare la deforestazione, mentre in Africa e in altre parti del mondo si agisce indisturbati. Oppure ci sono le direttive sulle case green a imporre vincoli a produttori e consumatori senza affrontare la questione con realismo. C’è pure la faccenda della responsabilità estesa del produttore nel realizzare arredi eco-sostenibili a richiedere investimenti corposi, senza però andare a stanare una concorrenza globale in cui c’è chi sfrutta i sacrifici altrui per farsi largo con maggiore facilità, rubando fette di mercato, inquinando, sfruttando i lavoratori e inducendo la crisi e la chiusura di molte aziende europee e italiane specializzate nel mobile e nel legno.

Fra i quasi duemila espositori presenti nei prossimi giorni a Milano, ben 600 saranno giovani talenti con meno di 35 anni che affiancheranno i nomi più affermati. In più saranno presenti 22 scuole di design. Uno sguardo giustamente proiettato al futuro. Ma, per garantirlo, serve un’azione incisiva di tutela, la quale impedisca a chi non rispetta le regole di minare alle fondamenta queste nostre eccellenze invidiate (e copiate) in tutto il mondo.

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