Se nella vita quotidiana e nel mondo industriale le conseguenze dell’ideologia green (e sottolineiamo “ideologia”, perché l’ambiente sta a cuore a tutti, ma certe decisioni risultano di natura ideologica e propagandistica) sono ormai note a causa della crisi del comparto automotive europeo, ora a farne le spese è la Formula 1.
Se non fosse per le recenti vittorie del nostro fenomenale Kimi Antonelli, che ha riportato il tricolore sul gradino più alto del podio (un italiano non vinceva due GP consecutivi dai tempi di Alberto Ascari) e diventare uno dei candidati per la vittoria mondiale insieme al compagno di scuderia George Russell, avremmo pochi motivi per guardare questa F1.
Il recente regolamento 2026, che ha imposto una suddivisione di potenza 50-50 tra termica ed elettrica, ha generato delle auto che poco hanno a che vedere con quello che dovrebbe essere lo spirito della massima serie di competizioni automobilistiche.
Se da un lato è vero che assistiamo a tanti sorpassi, dall’altro questi sorpassi sono finti come il greenwashing, con auto che di colpo perdono 50, 60, 70 km/h in pieno rettilineo e vengono superate da avversari che in precedenza hanno ricaricato la batteria (e al rettilineo dopo la situazione si inverte).
Le curve e le staccate, dove i campioni potevano fare ancora la differenza, non contano più nulla. La velocità di percorrenza è più simile a quella di una Gran Turismo che a quella di una F1.
Risultato?
Tanti piloti si lamentano, addirittura Verstappen minaccia il ritiro, ed anche la sicurezza viene messa in discussione: il recente incidente Bearman-Colapinto, causato dalla sopracitata differenza di velocità, ha fatto rivivere gli spettri del passato. In particolare, la memoria va a quel maledetto 1994 dove i regolamenti contribuirono ai tragici incidenti che ben ricordiamo.
La F1 è business, ma il suo ambito è l’entertainment. Se gli appassionati si disaffezionano, viene meno anche l’interesse degli sponsor e le conseguenze sono economiche, ci sarà sempre qualcuno interessato a comprare biglietti a migliaia di euro per assistere al GP dalle tribune d’onore, ma i più saranno meno propensi a pagare qualche centinaio di euro per il “prato” o anche solo l’abbonamento alla TV: la F1 è diventata la metafora di quello che è stato lo “stop 2035” ai motori termici.