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«La Giornata nazionale del Made in Italy richiede un impegno serio a creare un Regolamento europeo che lo tuteli davvero»

Foto Pexels

Il 15 aprile 2024 è il giorno prescelto per celebrare la prima Giornata nazionale del Made in Italy, proprio a ridosso dell’avvio del Salone del Mobile. Dalla moda al design, dalla cucina all’arte, la grande creatività abbinata alla qualità sono messe al centro dell’attenzione, fra eventi e riflessioni.

«Quello che andiamo ad esaltare in questa giornata è un patrimonio di eccellenze da sfoggiare con orgoglio e, soprattutto, da difendere», spiega Marco Reguzzoni, presidente dei Repubblicani e candidato come indipendente nelle liste di Forza Italia. Come ho fatto da parlamentare nel 2010, con la legge 55 Reguzzoni-Versace dedicata al tessile, così desidero fare nel prossimo futuro, declinando i principi di quel documento in un regolamento europeo che sia incisivo ed efficace».

«Questa data – aggiunge l’imprenditore di Busto Arsizio – non deve restare un simbolico omaggio a tutto quello che fa conoscere l’Italia nel mondo, ma deve diventare un impegno a tutelare il nostro genio e la nostra produzione dagli assalti della concorrenza sleale».

In questo senso, Reguzzoni progetta di rilanciare la “sua” legge nel contesto continentale: «Come sono stato capace di far approvare una legge contro chi vuole utilizzare l’etichetta Made in Italy senza seguire gli standard per farlo, allo stesso modo sarò capace di muovermi nelle dinamiche del Partito Popolare Europeo sia per estendere la stessa norma a tutta l’UE, sia per ampliarne l’azione a molti altri comparti d’eccellenza, sia per indirizzare la politica continentale verso un quadro di regole che tuteli chi inventa, chi lavora e chi produce nel segno della qualità, della sostenibilità e del rispetto dei diritti».

Uno dei punti chiave del programma di Reguzzoni e di Forza Italia è proprio questo: «Non si può più permettere che il Made in Italy finisca sotto attacco di Paesi che spadroneggiano in barba alle regole, che inquinano, che sfruttano la forza lavoro e che, in un sistema che non riesce a premiare la qualità e i sacrifici, mandano in crisi quelle bellissime aziende di cui noi tutti andiamo giustamente orgogliosi».

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