Un plebiscito per il “Patriota” dello sport: tra visione olimpica, legami forti con Palazzo Chigi e un programma di riforme radicali, inizia l’era della ricomposizione per risollevare il calcio italiano.
ROMA – Sotto i marmi e i lampadari di cristallo dell’Hotel Cavalieri Waldorf Astoria, il calcio italiano ha scelto il suo nuovo sovrano. Con una vittoria schiacciante che profuma di plebiscito, Giovanni Malagò è stato eletto Presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) al primo scrutinio, incassando il 68,58% delle preferenze (pari a 343.084 voti). Nulla ha potuto lo sfidante Giancarlo Abete, fermatosi al 29,17%, nonostante una corsa condotta con lo stile e il fair play che lo contraddistinguono da sempre. Malagò succede a Gabriele Gravina, chiudendo una stagione travagliata e promettendo di trasformare il “peso spaventoso della responsabilità” in un motore di cambiamento per un sistema che, per sua stessa ammissione, ha urgente necessità di cambiare.
Un Gestore Navigato tra Sport e “Soft Power”.
Giovanni Malagò non è un volto nuovo, ma l’uomo dell’establishment che ha saputo trasformare il CONI in una macchina istituzionale rispettata da Losanna a Roma. Definito da molti un “gestore navigato”, la sua forza risiede nella rara capacità di sedere ai tavoli che contano senza mai perdere il filo del discorso, dialogando con governi di ogni colore senza mai diventare lo strumento di nessuno.
Il suo palmares istituzionale parla per lui: ha ereditato un Comitato Olimpico indebolito e lo ha portato ai record di medaglie di Tokyo e Parigi, fino al capolavoro organizzativo di Milano-Cortina 2026. Proprio i grandi eventi sono stati il suo palcoscenico di eccellenza, trasformando lo sport in un formidabile strumento di soft power e diplomazia internazionale. Il suo discorso alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali è stato un vero e proprio manifesto politico: «La bellezza italiana non ci appartiene come un bene, ci è stata affidata dalla storia come una responsabilità». È questa visione che Malagò intende ora traslare nel calcio, un settore descritto come “forte ma fragile”.
Il Programma: Sostenibilità, Infrastrutture e il Nodo dei Giovani.
Il documento programmatico “Uniti per il futuro del calcio italiano” non è una semplice lista di promesse, ma un patto di responsabilità. Malagò ha individuato cinque obiettivi misurabili per uscire dalla gestione dell’emergenza:
1. Competitività Internazionale: riportare le Nazionali (il “Club Italia”) al centro del sistema, trattandole come asset strategici da 2,2 miliardi di audience mondiale.
2. Sostenibilità Economica: rafforzare le licenze nazionali non come barriere punitive, ma come strumenti di accompagnamento alla qualità gestionale.
3. Piano Nazionale Stadi: affrontare il ritardo infrastrutturale come un tema industriale e sociale, puntando sui 31 progetti in corso che possono generare un impatto sul PIL di 6,1 miliardi .
4. Filiera del Talento: combattere la dispersione del capitale tecnico italiano. Il dato è allarmante: nella stagione 2025-2026, il minutaggio degli Under 21 italiani in Serie A è stato appena del 2,3% (Cagliari miglior squadra giovani italiani serie A)
5. Digitalizzazione: trasformare la FIGC in una piattaforma di servizio moderna, riducendo la burocrazia per le società di base della LND.
La posizione politica: “Tifo per Giorgia” e l’Asse con Zaia
La figura di Malagò è intrinsecamente legata a un posizionamento politico netto ma trasversale. Si definisce un “patriota”, distinguendo nettamente il termine dal nazionalismo. Ha dichiarato apertamente di fare il tifo per Giorgia Meloni, auspicando che la Premier vinca la sua scommessa a lungo termine. Questo legame personale, che alcuni descrivono come una frequentazione da “compagni di calcetto”, non gli ha però evitato scontri frontali con il Ministro dello Sport, Andrea Abodi.
La vittoria in FIGC rappresenta per Malagò una clamorosa rivincita politica dopo il “niet” del governo alla deroga per il quarto mandato al CONI. È una “lezione” più che un’elezione, sigillata da patti sottobanco e alleanze strategiche, come quella con il governatore del Veneto Luca Zaia, con cui Malagò condivide la visione di un’Italia che risplende nel mondo attraverso l’eccellenza sportiva. Non è un segreto che molti vedano in questa coppia i futuri protagonisti della politica nazionale.
Tra Luci e Ombre: il Metodo Malagò
Nonostante il trionfo, la figura del nuovo Presidente FIGC resta oggetto di accesi dibattiti. Inchieste giornalistiche hanno spesso puntato il dito sul suo complesso sistema di potere e consenso, basato su fitte reti di rapporti personali. La sua biografia riporta episodi controversi, come lo scandalo della laurea alla Sapienza, poi annullata e riconseguita a 46 anni a Siena, o l’indagine per corruzione nell’ambito dello stadio della Roma a Tor di Valle, posizione poi archiviata. Anche l’ineleggibilità è stata contestata in sede legale da avversari come Renato Miele, basandosi sulla Legge Severino e sul cosiddetto pantouflage”.
Tuttavia, il mondo del calcio sembra aver scelto la stabilità del “Papa Nero“. Con il sostegno quasi unanime della Lega Serie A (18 club su 20) e delle componenti tecniche, Malagò si appresta a ricucire il rapporto con quella parte della politica con cui ha avuto frizioni, agendo, come dice lui, “con la schiena dritta”.
Verso una Nuova Epoca
Il calcio italiano, reduce dal trauma della mancata qualificazione mondiale, cerca ora un approdo sicuro. Malagò ha promesso di mettere da parte i personalismi: «Se si vince, si vince tutti insieme. Altrimenti non riusciamo ad andare da nessuna parte». La sua sfida sarà trasformare la Serie A in un brand globale come l’NBA, senza però dimenticare il valore sociale dei dilettanti e dei territori.
Il re dello sport italiano ha cambiato corona. Ora la palla passa al campo, dove Malagò dovrà dimostrare che il suo pragmatismo può davvero segnare il gol della rinascita per il pallone tricolore. «Da solo non posso fare niente, con voi potremo fare tutto». La partita è appena iniziata.
Buon lavoro presidente.
Daniele Dalla Costa – Match Analyst & Mental Coach